ASSEMBLEA DIOCESANA
MESSA DI APERTURA DELL’ANNO PASTORALE
IN MEMORIA DEL SERVO DI DIO P. PINO PUGLISI
NELL’OTTAVO ANNIVERSARIO DELLA SUA SACRILEGA UCCISIONE
OMELIA DEL CARDINALE ARCIVESCOVO
Cattedrale, 15 settembre 2001

  1. Siamo grati al Signore che, all’inizio del nuovo anno pastorale, mentre facciamo memoria del suo Servo P. Pino Puglisi nell’8° anniversario della sua sacrilega uccisione, ci ha parlato della forza della preghiera e del trionfo della misericordia, che ricostruiscono l’alleanza e la comunione con lui e con i fratelli, infrante dalla ribellione e dal peccato.
    E’ per l’intercessione di Mosé che Dio concede il perdono al suo popolo peccatore, un popolo dalla dura cervice, che stanco di un Dio invisibile si costruisce e adora un vitello di metallo fuso, ritenendolo stoltamente e illusoriamente un dio più concreto e più sicuro.
    La grandezza della misericordia di Dio, che dona la gioia del perdono, – come abbiamo ripetuto nel salmo responsoriale, – si è manifestata pienamente e definitivamente in Cristo, attraverso i suoi gesti e le sue parole.
    Mandato dal Padre per salvare chi è perduto, Gesù riceve i peccatori e mangia con loro per aiutarli alla conversione, e nelle tre parabole, riproposteci or ora nel Vangelo, ci ha fatto contemplare la gioia di Dio, che fa più festa in cielo per un solo peccatore che si converte e ritorna a lui. La gioia di Dio è la gioia del perdono.
    Ne ha fatto l’esperienza l’apostolo Paolo, che scrivendo a Timoteo, – come abbiamo ascoltato nella seconda lettura, – non cessa di ringraziare il Signore nostro Gesù Cristo, che ha fatto di lui, da persecutore blasfemo e violento, un suo ministro degno di fiducia e soprattutto un segno privilegiato della sua misericordia.
  2. Della misericordia del Signore noi abbiamo sempre bisogno nel cammino verso la santità, verso questa “misura alta della vita cristiana ordinaria” (NMI, 34), alla quale tutti siamo chiamati, come al traguardo definitivo della nostra esistenza. Un traguardo da raggiungere con la forza della preghiera che dà vigore alla nostra debolezza e con la garanzia della comunione, dono, partecipazione e riflesso della santità e della vita trinitaria.
  3. Per “comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, nuova tappa del cammino delle Chiese d’Italia nel primo decennio del nuovo millennio in fedeltà alle proposte pastorali indicate dal Santo Padre Giovanni Paolo II nella Lettera postgiubilare Novo millennio ineunte, la condizione è rinnovare ciascuno di noi e ciascuna delle nostre comunità secondo le istanze fondamentali del Vangelo. La conversione pastorale esige anzitutto la conversione personale alla identità cristiana.
    Porre la nostra attenzione e centrare la nostra riflessione personale e comunitaria non tanto sulle cose da fare ma sulla coerenza del nostro “essere”, come fonte e criterio del nostro “agire”, è indubbiamente una scelta prioritaria che la nostra Chiesa palermitana ha assunto come tappa obbligata del suo itinerario nel nuovo anno pastorale. Durante l’Assemblea del 2 ottobre sarà illustrata dal Vescovo Ausiliare sulla base dei contributi che tutti i Centri e gli Organismi Pastorali Diocesani elaboreranno nella prossima settimana sul tema unitario “Chiesa di Palermo: casa e scuola di preghiera e di comunione”.
    Tale deve essere la nostra Chiesa e in essa tutte le sue articolazioni, per poter comunicare con rinnovato ardore e con più incisivo dinamismo il Vangelo in un mondo che cambia. In essa ciascuno di noi, a cominciare da me vescovo, è chiamato ad essere uomo e donna di preghiera e di comunione.
  4. Purtroppo “la preghiera non va data per scontata”, osserva con amaro realismo il Santo Padre. “Per questo dobbiamo imparare a pregare, quasi apprendendo sempre nuovamente quest’arte dalle labbra stesse del Maestro divino, come i primi discepoli: “Signore insegnaci a pregare!” (NMI, 32).
    Le nostre parrocchie, se vogliono prendere il largo – come ho auspicato nella mia ultima Lettera pastorale che riaffido alla vostra riflessione comunitaria, – devono impegnarsi a rendere accessibile a tutti “l’arte della preghiera”. E’ necessario far conoscere e praticare sia le sue diverse espressioni (preghiera orale, meditazione, orazione e soprattutto lectio divina), sia le sue diverse forme: dalla benedizione alla adorazione, dalla lode al ringraziamento (forme, queste, meno conosciute e praticate), dalla preghiera di domanda (più nota e diffusa soprattutto nella pietà popolare) a quella di intercessione. Sarà compito dei Consigli Pastorali Parrocchiali orientare in questa direzione le diverse iniziative della Parrocchia in sintonia con le indicazioni dei Centri Diocesani.
    E’ certamente un segno dei tempi che, nonostante gli ampi processi di secolarizzazione, si registri una diffusa esigenza di spiritualità, che in gran parte si esprime proprio attraverso un rinnovato bisogno di preghiera. E’ una domanda che ha bisogno di risposte vere e sicure, quali sono quelle che scaturiscono dalla fede in Cristo, rivelatore del Padre e Salvatore del mondo e da tutta la tradizione cristiana. Diversamente si accentuerà il rischio di far ricorso ai surrogati della preghiera, a proposte religiose alternative, al fascino delle sette, alle forme stravaganti della superstizione e delle false apparizionie a quelle più devianti della magia, dell’occultismo, dello spiritismo, della divinazione e perfino del satanismo, purtroppo presenti nel nostro territorio con conseguenze nefaste a livello personale e familiare, psicologico e finanziario.
    La più alta espressione della preghiera cristiana resta comunque la Liturgia. Per questo, alla formazione liturgica va dato il massimo impegno pastorale, soprattutto per quanto riguarda la dignitosa celebrazione dell’Eucaristia e degli altri Sacramenti, la Liturgia delle Ore e l’attiva partecipazione dei fedeli. Per tutte le parrocchie questo impegno sia davvero prioritario.
  5. Non potranno essere, tuttavia, vere case e scuole di preghiera, le nostre parrocchie, se non saranno anche case e scuole di comunione. E noi stessi ci illudiamo di essere uomini e donne di preghiera, se non siamo anche uomini e donne di comunione, di concordia, di unità. Né d’altra parte, siamo in grado di accogliere e di vivere il dono della comunione senza invocarlo, custodirlo e animarlo con la preghiera.
    Preghiera e comunione si richiamano a vicenda, per cui l’educazione alla preghiera è anche educazione a vivere la spiritualità della comunione. Il Santo Padre ci esorta a farla emergere “come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità” (NMI, 44), e quindi in tutte le realtà ecclesiali.
  6. Della spiritualità della comunione il Papa ha tracciato anche le istanze fondamentali. Le sue parole all’inizio del nuovo anno pastorale risuonano come invito a un salutare esame di coscienza per la verifica della verità del nostro impegno di costruire autentiche comunità missionarie, perché senza la comunione la missione è compromessa e perde di efficacia e di credibilità.
    • Portiamo innanzitutto lo sguardo del cuore sul mistero della Trinità che abita in noi per coglierne la luce anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto, in modo da vederli, considerarli, rispettarli e amarli come figli del medesimo Padre, fratelli del medesimo Primogenito, dimora del medesimo Spirito?
    • Siamo capaci di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico di Cristo, dunque come “uno che mi appartiene”, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri, prenderci cura dei suoi bisogni e offrirgli una vera e profonda amicizia?
    • Ci sforziamo di vedere nell’altro innanzitutto ciò che c’è di positivo, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio, un dono per me, oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto?
    • Sappiamo fare spazio al fratello, portando gli uni i pesi degli altri, gareggiando nello stimarci a vicenda e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenze, gelosie?
  7. Riconosciamo umilmente che non è facile camminare e perseverare in questi itinerari della spiritualità della comunione. Siamo tutti manchevoli perché tutti peccatori. Chiediamo perdono al Signore e convertiamoci più decisamente al Vangelo della carità che è il cuore del Vangelo, commentato stupendamente da S. Paolo nell’inno alla carità, che “è paziente, è benigna, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto sopporta, tutto spera” (1 Cor 13,4).
    D’altra parte, come afferma il Papa: “senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti della comunione. Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita” (NMI, 44).
    Se vogliamo perciò esprimere al meglio la potenzialità degli strumenti di partecipazione, quali il Consiglio Presbiterale, i Consigli Pastorali Diocesano e Parrocchiali, com’è nel desiderio di tutti, dobbiamo crescere tutti nella spiritualità della comunione e farla “rifulgere nei rapporti tra Vescovi, presbiteri e diaconi, tra Pastori e intero Popolo di Dio, tra clero e religiosi, tra associazioni e movimenti ecclesiali” (NMI, 45), tra parrocchie e parrocchie, soprattutto a livello zonale, senza isolamenti, senza fughe in avanti e senza ritardi paralizzanti. Come altre volte ho ricordato, l’osservanza delle norme pastorali indicate dalla Chiesa universale e dalla Chiesa particolare non è solo un indeclinabile dovere di coscienza: è anche una testimonianza concreta ed esemplare di comunione. Al contrario, ogni arbitrio è uno scandalo, crea confusione nel popolo, lacera l’unità e compromette anche la comunione affettiva.
    E’ questo l’impegno che il Signore ci chiede di attuare nel nuovo anno pastorale con più motivata convinzione, sorretti dalla sua grazia che invochiamo con la preghiera, facendo nostra quella accorata di Gesù rivolta al Padre nell’imminenza della passione: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv 17,23).
  8. Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore,
    parlando di preghiera e di comunione nel giorno in cui ricordiamo il sacrificio cruento di Don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia perché il vigile, intelligente e lungimirante ministero del Parroco di Brancaccio era di ostacolo alla sua tentacolare e devastante penetrazione fra le nuove generazioni, ci è caro sottolineare come egli sia stato, proprio per questo, un maestro di preghiera e un artefice di comunione.
    E’ stato maestro di preghiera, come parroco e come direttore del Centro Vocazionale. Se la preghiera – come si esprime il Papa – è l’incontro con Cristo che deve giungere sino “all’invaghimento del cuore”, questa era la preghiera di Don Pino,un innamorato di Cristo, che aiutava gli altri a innamorarsi di Cristo. “Dovrà trasparire dalle vostre parole che siete innamorati di Cristo, se volete che la gente vi presti attenzione”, disse agli aspiranti animatori della missione parrocchiale nella sua ultima quaresima.
    Don Pino pose veramente alla base di ogni iniziativa pastorale la preghiera: ed è significativo che abbia voluto denominare con le prime parole della preghiera di Gesù, “Padre nostro”, il suo ben noto Centro di accoglienza.
    E soprattutto alla preghiera, secondo il comando del Signore, volle affidare la pastorale vocazionale, educando nello stesso tempo alla preghiera i giovani: lo attestano le sue lezioni ai campi scuola, come anche gli incontri mensili del Giovedì, che io mi sono fatto un dovere di continuare in Cattedrale.
  9. Perché maestro di preghiera, Don Pino è stato un artefice di comunione e di unità col Vescovo, con i confratelli, con i fedeli, sul fondamento dell’amore scambievole da lui esemplarmente predicato e testimoniato. “La vita vissuta in comunione con il Padre e con lo Spirito necessariamente diventa comunione con i fratelli”, precisava in una sua conferenza. “Dio è Padre e noi siamo suoi figli – continuava – e quindi ciascuno deve amare i suoi fratelli. Non possiamo essere come Caino che uccise il fratello. Cristo ha dato tutta la vita per noi (sottolineava quel “tutta”): anche noi – concludeva profeticamente – dobbiamo dare la vita per i nostri fratelli”.
    E la vita, Don Pino, l’ha data tutta per i fratelli, fino al sacrificio, vittima di quella criminale discendenza di Caino sempre in agguato che è la mafia, esprimendo con un sorriso il perdono ai suoi uccisori, come ultima testimonianza dell’amore cristiano, la cui prova del nove è la capacità di perdonare, anche se la giustizia umana deve fate il suo corso per punire i rei e ristabilire l’ordine violato.
  10. Carissimi fratelli e sorelle amati dal Signore,
    Il messaggio d’amore contro ogni forma di violenza, che sale dal sangue di Don Pino Puglisi, è sempre attuale.
    Ma lo è soprattutto in questi giorni di lutto per tutta l’umanità, gettata nell’angoscia e nello sgomento dalla inaudita, disumana e mostruosa violenza di criminali senza cuore e senza coscienza, mille e mille volte più feroci di Caino, perché migliaia e migliaia di vittime innocenti hanno seminato nella morte con un disegno diabolico, dettato dall’odio e dalla vendetta senza fine.
    Delle inermi vittime di questa immane tragedia – in particolare di quelle italiane e degli otto dispersi siciliani – intendiamo fare la memoria insieme a quella di P. Puglisi, mentre celebriamo il memoriale del sacrificio di Cristo, implorando per i morti il riposo eterno, per i dispersi la salvezza, per i feriti la guarigione, per i familiari il conforto, per i superstiti il coraggio, l’aiuto per gli eroici soccorritori, la forza e la speranza per tutto il popolo americano, al quale esprimiamo la nostra solidarietà e l’augurio di una rapida ripresa nella certezza che l’ultima parola non è della morte ma della vita, perché Cristo è morto ma è risorto.
    Nello stesso tempo imploriamo dal Signore la grazia che non prevalga la spirale dell’odio e della violenza, perché l’odio abbrutisce i cuori e la violenza genera violenza, distruggendo tutto e costruendo nulla.
    La Vergine Santissima,Madre del Buon Consiglio e Regina della pace, susciti nei cuori di tutti, governanti e cittadini, sentimenti di lungimirante saggezza, di giustizia e non di vendetta, di speranza e non di disperazione, in modo che tutti, insieme e ovunque, possiamo costruire la pace sul fondamento incrollabile dell’amore, che P. Pino ha testimoniato sino al dono della vita.

+ Card. Salvatore De Giorgi

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