3P il tuo ultimo appuntamento

di Giovanni Battista Mura

Mio carissimo Amico,

è da tanto che ti parlo di quel che agita il mio cuore. Tu conosci le mie gioie, i miei pensieri più reconditi, le mie fantasie (che come i miei desideri con gli anni vanno sempre più scolorendo) e i fantasmi che agitano la mia mente. Stasera ti voglio raccontare una storia che non ti ho mai narrato, di una sera di tanti anni fa.

Con Maria Teresa avevamo un appuntamento speciale. Speciale perché tali erano la persona e l’occasione del suo compleanno. Padre Pino Puglisi era il nostro Direttore Spirituale, un modo un po’ ampolloso per definire quell’amico profondo che ti accompagna nel tuo camminare, ti sa suggerire come affrontare la tua vita senza parlare troppo e riesce a farsi limpido specchio così che il tuo io si rifletta senza distorsioni e impari a conoscere se stesso. Colui che con discrezione ti aiuta a scoprire la tua strada senza mai indicartela ma lasciando a te il fondamentale lavoro di trovarla.

Ti ho detto che compiva gli anni: era infatti il 15 settembre e ne celebrava 56. Si, proprio quanti ne ho da poco compiuti io.

Avevamo appuntamento Maria Teresa e io perché ci seguiva entrambi e ci accompagnava nel percorso preparatorio alle nozze che avrebbe benedetto da lì a pochi mesi. E desideravamo festeggiare il suo compleanno con qualcosa che gradiva sempre e molto: la pizza. Ne era ghiotto e, nonostante fossimo un po’ in ritardo, avevamo deciso di passare a comprarla presso una pizzeria vicino casa sua così che invece di arrivare da lui alle 9 di sera, come fissato, siamo arrivati con un quarto d’ora di ritardo.

Non sapevamo se fosse già rincasato e così, mentre Maria Teresa mi aspettava in macchina, io sono sceso per sincerarmene.

Arrivato davanti il portone di casa ho notato che una persona stava passando lo straccio per terra e alcuni balconi erano illuminati con gente affacciata. Una nota stonata: in tanti anni di frequentazione ero abituato alla desolazione e alla penombra tipiche di quella piazza. Quelle luci fuori posto creavano un’atmosfera surreale, come fari accesi su di un set cinematografico. Appena ho citofonato una persona dal balcone del primo piano mi ha chiesto chi cercassi e, saputo che avevo appuntamento con Padre Puglisi, mi ha comunicato laconico che si era “sentito male” ed era stato trasportato al pronto soccorso del Buccheri-La Ferla, l’ospedale più vicino.

Sono corso alla macchina e con Maria Teresa ci siamo precipitati al pronto soccorso dove mi sono qualificato come medico e, imbrogliando spudoratamente, come il cugino di Padre Puglisi.

Mi hanno fatto entrare e mi hanno accompagnato in una saletta dove mi si è presentata una scena che non posso dimenticare. Padre Puglisi sdraiato su una lettiga, intubato e ventilato da una rianimatrice, infuso e monitorato. Un collega cardiologo lo stava auscultando e, subito dopo, scuotendo il capo si è allontanato mentre il tracciato sul monitor mostrava quei rari impulsi elettrici segni di un cuore in arresto. La collega anestesista ha tuttavia continuato a ventilarlo ostinatamente mentre col dito della mano scopriva un piccolo foro dietro l’orecchio dal quale fuoriusciva sangue. Anche dall’orecchio sinistro ne fuoriusciva e il medico in me ha tentato automaticamente di vagliare tutte le ipotesi tranne l’unica vera e impensabile: com’è possibile che sparino al tuo amico e, per di più, prete?

Ora sono solo. Anche la rianimatrice ha lasciato la saletta e io rimango in compagnia di Padre Puglisi. Camicia aperta sul torace scoperto, elettrodi attaccati, cannula tracheale rimossa e accanto alla lettiga, catetere venoso, sangue dal foro e dall’orecchio… Pino, che ti è successo? Sei caduto, hai battuto, idea tanto stupida quanto pazzesca, sul raschietto davanti al tuo portone?

Guardo il monitor: le immagini scorrono come sulla moviola, un registratore al rallentatore che mostra le ultime attività elettriche fino alla linea piatta. Ora sei morto.

Guardo la tua cintura vecchia e lisa… i tuoi pantaloni logori… sempre il solito essenziale, oserei dire quasi indigente (se misurato col metro banale di noi uomini qualunque). Tutti i tuoi soldi sono sempre stati per il Centro Padre Nostro che era il fulcro del tuo grande impegno per Brancaccio. Era il tuo servizio per il prossimo, i ragazzi, i poveri, i diseredati del tuo quartiere che non hanno che te e il tuo grande amore per l’uomo e la giustizia. Era il tuo enorme cuore che ha sempre visto il Signore in chiunque, mafiosi compresi. E ora questo cuore ha smesso di battere.

Le lacrime scendono senza che me ne accorga mentre ti tocco incredulo con timore e rispetto. Il tuo corpo adesso non è che un guscio vuoto: il tuo spirito lo ha lasciato.

I ricordi diventano sprazzi costellati di dettagli, confusi e slegati, come flashback che si sovrappongono in un film in bianco e nero.

Esco dal pronto soccorso inebetito e finalmente, non so come, comprendo che ti hanno sparato. Il tipo che passava lo straccio per terra, quando ancora neanche la polizia era arrivata, stava pulendo il marciapiede dal tuo sangue. Non è decoroso per i tuoi vicini di casa che il cemento ne rimanga imbrattato.

In macchina con Maria Teresa restiamo in silenzio. Abbiamo gettato i cartoni con le pizze nel cassonetto, meccanicamente, senza pensarci. Senza pensare che, se non le avessimo comprate, probabilmente saremmo arrivati sotto casa tua magari mentre rincasavi. Chissà cosa sarebbe successo: forse per quella sera non ti avrebbero ucciso, avrebbero rinunciato aspettando un’altra occasione… o chissà…

Chiamo Riccardo, il mio amico giornalista, e gli racconto tutto. Ovviamente mi consiglia di fare altrettanto con la polizia che, trovato il mio nome sulla sua agenda degli appuntamenti del 15 settembre, in seguito mi contatterà per chiedermi di deporre.

Il pastore è stato percosso e le pecore sono rimaste sbandate. Questo è quello che meglio definirà la condizione in cui io e Maria Teresa ci troveremo dopo la morte di Padre Puglisi. E non solo noi: tanti amici di 3P soffriranno della sua perdita e cercheranno ma non troveranno qualcuno che sappia, come lui, fare “assaporare” quel Dio misericordioso che Padre Puglisi riusciva a donare così bene perché lo aveva davvero incontrato e lo conosceva intimamente.

Ora sai cosa è accaduto per me quella sera, Amico mio, mio sempre caro 3P.

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