BIOGRAFIA DI 3P

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5) Animatore delle vocazioni. Direttore del C.D.V. e del C.R.V.

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Il 20 ottobre 1973 l’Arcivescovo Salvatore Pappalardo nomina il parroco di Godrano membro del Consiglio del CDV, in rappresentanza del Clero Diocesano.

È il primo mandato al quale Padre Puglisi si dedicherà con tutta la passione e la capacità di un animatore vocazionale. Terminato il servizio a Godrano, nell’estate del 1978 rientra a Palermo nella casa popolare in cui abiterà, con entrambi i genitori, sino alla morte della madre prima (26/01/1987) e del padre poi (20/02/1992).

La casa è in piazzale Anita Garibaldi n.5. Lì, accanto al portone di ingresso, Padre Puglisi morirà per mano mafiosa.

Dal 1978 inizierà ad occuparsi a tempo pieno di giovani e di vocazioni. Sarà anche Pro-Rettore del Seminario Arcivescovile Minore e, dal 1979, promuoverà la nascita della “Comunità vocazionale”, ossia un’esperienza di convivenza con alcuni giovani in ricerca vocazionale.

Il 24 novembre 1979 il Card. Salvatore Pappalardo lo incarica come Direttore del Centro Diocesano Vocazioni, con mandato specifico per l’Opera Vocazioni Sacerdotali.

Per completare l’elenco delle cariche, in ambito di pastorale vocazionale, ricordiamo che nel 1980 Padre Puglisi sarà nominato dalla conferenza episcopale siciliana Vice-Delegato regionale del Centro Vocazioni; nel 1984 membro del Consiglio Presbiterale sino al 1989 e nel 1986 Direttore del Centro Regionale Vocazioni sino al 1990: in tale veste entrerà di diritto nel Consiglio Nazionale dello stesso organismo. Non è carriera quella di Padre Puglisi, ma dedizione totale alla pastorale vocazionale, senza risparmio di forze ed energie.

In quegli anni 80, P. Puglisi inizia un’esperienza in cui esprimerà la sua vera vocazione di animatore. In perfetta linea con le intuizioni del Concilio, che ridavano centralità al ruolo del laico all’interno della comunità ecclesiale, P. Puglisi anticipa molte delle posizioni che persino in seno alla Conferenza Episcopale Italiana erano ancora sul nascere: sostiene che ogni uomo, ogni donna, ogni essere umano vada sostenuto ed aiutato a costruire il proprio progetto di vita all’interno della comunità cristiana, attraverso scelte che non devono necessariamente confluire verso la consacrazione religiosa, ma si possono esprimere in tutte le forme anche laicali di impegno cristiano.

Questa la novità che prende il nome di pastorale vocazionale unitaria, sintesi di tutte le altre pastorali: giovanile, familiare, vocazionale. E la Parrocchia ha un ruolo centrale in questo.

Dal punto di vista metodologico, P. Puglisi si comporta da vero direttore d’orchestra che valorizza ogni strumento a sua disposizione. I membri degli organismi vocazionali partecipano agli incontri, condividono gli obiettivi, individuano con gli altri le strategie e poi, dopo questa immersione nel lavoro di gruppo, l’esperienza viene trasferita nelle parrocchie e nelle comunità di appartenenza con un effetto a caduta tale da animare in senso l’intero territorio diocesano.

Così egli conduce ogni incontro partendo da una preghiera e chiedendo a tutti di disporsi alla donazione ed alla collaborazione proficua con gli altri. Ascolta con attenzione tutti, assume in modo empatico il punto di vista altrui favorendo il senso di accettazione; rilascia continuamente feedback per stimolare, gratificare, sollecitare, ringraziare. Ognuno sente di dare il meglio di sé e si sente accolto anche nei suoi limiti.

P.Puglisi si configura come un leader democratico, non direttivo, ma gratificante, si pone come mediatore dei conflitti, sollecita la riflessione e la condivisione delle idee, promuove la creazione di una mente di gruppo.

E lui è il primo a mettersi continuamente in discussione ed in gioco. In un clima così accogliente e gratificante, ognuno è condotto a dare il meglio di sé e ad assumersi le proprie responsabilità sino in fondo. Il suo servizio, quindi, è già orientato ad abbandonare la tecnica del reclutamento, a favore della pastorale del risveglio, promozione ed orientamento delle vocazioni, cercando di coordinare l’attività di tutti gli animatori vocazionali parrocchiali e non, religiosi e laici: inserisce vitalmente la pastorale vocazionale nella pastorale globale della Chiesa locale (liturgica, catechistica, giovanile, della carità) e promuove un coordinamento con tutti gli organismi pastorali, come egli stesso spiegherà nel 1984 al Convegno delle Chiese di Sicilia.

Ai gruppi giovanili ed ai volontari il C.D.V. propone corsi di formazione, itinerari mensili di preghiera, incontri di spiritualità in preparazione alla giornata mondiale di preghiera per le vocazioni; agli adulti propone due Corsi di formazione per Animatori vocazionali, attraverso tredici incontri, seguiti da circa 200 persone; ai ragazzi offre la Mostra “Sì, ma verso dove?” del centro Vocazionale itinerante, che sarà visitata da circa 15.000 giovani e adolescenti ed animata da circa 150 volontari. Sbocco naturale alla Mostra sul senso della vita saranno i campi vocazionali iniziati nel 1973 con la presenza di adolescenti e giovani. È chiara a tutti, ormai, l’importanza di tutte le vocazioni e lo ribadisce forte il Consiglio Regionale nel 1980 a Pergusa: “perché le une e le altre vocazioni si sviluppano e vivono i simbiosi”.