BIOGRAFIA DI 3P

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6) Animatore delle vocazioni. I gruppi giovanili: formazione, preghiera e servizio

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PREGARE
Pregare è il fondamentale atto del cristiano che si mette in ascolto per offrire la propria vita come risposta. La preghiera ha questo senso in p. Puglisi, ed egli ne è un convinto assertore tra i giovani ai quali offre sempre spunti diversi per comprenderne il senso e l’efficacia.

Darà vita ad un cammino di preghiera che, dal 1984 al 1992 circa, vedrà centinaia di giovani e di operatori diocesani riuniti, talvolta all’Istituto Gonzaga, talvolta in Cattedrale, ogni secondo giovedì del mese. Canti, simboli, disegni, spunti di riflessione: tutto è pensato per favorire raccoglimento e discernimento perché, come recitava la copertina del libretto personale: “Fermati… Ascolta… Prega… A pregare s’impara… pregando.

Intorno agli anni ’91-92, nasce la Scuola diocesana di preghiera, per molti sublime esperienza: era ospitata presso la chiesetta di S. Cristina, vicino al Seminario Arcivescovile, e con l’aiuto dei seminaristi si offrivano momenti di preghiera intensa, di diversa natura ed appartenenza spirituale, preceduti dalla spiegazione teorica, così per l’antica tradizione della lectio divina, per la liturgia delle ore etc. Prima della preghiera vera e propria, si aiutava la persona ad entrare nel silenzio respirando soavemente, rilassando il corpo, acquietando le emozioni e calmando la mente. Il posto veniva preparato con grande amore … fiori, candele, profumi.
Padre Pino era sempre aperto, pronto ed attivo per offrire il meglio dell’esperienza divina su questa terra.

Padre Puglisi è stato un animatore vocazionale di grande spessore.
Centinaia di giovani si sono formati alla sua testimonianza ed hanno avuto l’occasione di crescere secondo i valori cristiani del servizio.
Conduce i primi gruppi vocazionali con la partecipazione di centinaia di giovani per circa dieci anni: a questi propone periodi di convivenza di vari giorni. Come non dire sì a un’esperienza di una settimana in compagnia di altri coetanei a riflettere su alcune tematiche di tipo esistenziale ed a vivere insieme? L’organizzazione logistica (cucina, pulizia, sistemazione locali, preparazione delle liturgie, dei canti, sistemazione della cappella…) era affidata a tutti i partecipanti con rotazione degli incarichi quotidiani: questa modalità portava ad un buon grado di socializzazione e responsabilizzazione.
Tutto affinché sia chiaro che soltanto dalla collaborazione può nascere il benessere collettivo.

 

SERVIRE
E così va crescendo il senso del “Servire come Cristo che si fece servo pur essendo Re”.
Si fa strada, nel cuore dei giovani che seguiva, la consapevolezza che essere cristiani porta immancabilmente ad aiutare il prossimo nei suoi bisogni.

In una esperienza tra le tante si inserisce una settimana di servizio ai degenti gravi presso l’Ospedale Psichiatrico, gestito dalla comunità dei Fatebenefratelli di Genzano di Roma. Da quella straordinaria esperienza verranno fuori alcune vocazioni alla professione medica ed altre al servizio sociale. Tutte maturate in quella settimana e poi realizzate per davvero nel corso della vita.

Ecco, è questo il modo pensato da P. Puglisi per promuovere una cultura vocazionale che metta la persona al centro: non teoria, ma scelte maturate nella prova, nell’esperienza, nel confronto e nella sperimentazione. Così è possibile capire cosa davvero si vuole fare della propria vita, così si possono maturare vocazioni consapevoli e profonde.

In questo P. Puglisi è stato un formidabile educatore vocazionale ed è riuscito a ideare una nuova metodologia pastorale, sintesi di tanti autori letti e studiati, tra filosofi, teologici, psicologi umanistici e sociologi.

P.Puglisi è riuscito a formare i giovani ad una preghiera autentica per cui la Parola era ascoltata, pregata, vissuta, incarnata: interiorizzata sino a diventare sangue che scorre nelle vene fragili dei ragazzi e ragazze che in lui hanno avuto una guida, un amico, un padre e molto altro di più.