BIOGRAFIA DI 3P

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4) Godrano: Pane, Povertà, Perdono

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Dal 1970 al 1978 P. Puglisi è a Godrano. Sarà, questa, la sua prima esperienza da Parroco alla quale seguirà, vent’anni dopo, la seconda ed ultima a Brancaccio. Vivrà in una canonica detta “Colosseo” perché aveva sempre le porte aperte a tutti.

P. Puglisi trova un paese diviso da lotte sanguinose, già dagli anni Sessanta, per la contesa di terre da pascolo tra famiglie mafiose.

Le faide, iniziate nel 1959, lasciano per terra una cinquantina di vittime, segnano le famiglie e le condannano all’odio reciproco. La mafia la fa da padrona anche nell’irrigidimento dei cuori.

Inoltre, è presente una comunità di Pentecostali poco integrata con la comunità, ma 3P non si scoraggia. Promuove il dialogo e porta l’ecumenicità del Concilio Vaticano II.

La povertà sarà, qui, la sua fedele compagna di vita. Pane e povertà. Vangelo e dialogo.

Esperienze bellissime di riconciliazione e di crescita umana e spirituale sono quelle vissute con gli amici di Presenza del Vangelo che, settimanalmente, si recano a Godrano per animare i cenacoli familiari. Nasce l’esperienza delle Settimane del Vangelo, incontri fruttuosi di riflessione e di preghiera a partire dalla Parola di Dio che diventa, così, cartina al tornasole per verificare la vita quotidiana.

Faremo di Godrano una piccola città del Padre Nostro attraverso un assedio di amore”. E, a poco a poco si sviluppano aperture e riconciliazioni. “Il perdono è un grande dono”, diceva 3P ricordando l’etimologia latina “iper-dono”, e, donando la propria pace, il paese inizia il cammino verso la riconciliazione. È lo stesso Padre Puglisi a raccontare la sua esperienza di pace e riconciliazione:

Non posso dimenticare una esperienza di Godrano.

Prima di essere impegnato nella pastorale vocazionale a livello diocesano e poi regionale, sono stato parroco in un paesino di montagna. Ero uno dei parroci più “altolocati” della diocesi di Palermo, perché era un paesino posto a 750 mt sul livello del mare.

Qualche anno prima in quel paesino di mille abitanti c’erano stati 15 omicidi. Nella carneficina delle varie vendette erano state uccise persone che non c’entravano assolutamente.

Certe volte, se, per esempio, il designato ero io, uccidevano anche l’altro che mi stava accanto, altrimenti avrebbe potuto parlare.

Facevamo i cenacoli [del vangelo] presso le famiglie. Prima, faticosamente. Andavo presso le famiglie e dicevo che in avvento, in quaresima o in altro periodo saremmo andati nelle case, se lo avessero desiderato, per leggere e comunicare il vangelo.

Mi rispondevano: «Beh! arciprete, se lo dice lei, lo facciamo, pazienza!».

Lo facevano per farmi un favore. E quindi incominciavamo ad annunziare il vangelo. Si parlava di pace, di unione, di fraternità. Erano questi i temi ricorrenti.

Anche p. Rivilli era venuto. Poi incominciarono alcune famiglie a dire: «Ma, due volte l’anno è troppo poco, facciamo una volta al mese». E poi ogni 15 giorni presso alcune famiglie che si erano aperte all’ascolto del vangelo.

Una signora viene un giorno e mi dice: «Padre, le cose sono due, io non ce la faccio più: se non faccio pace con la madre dell’uccisore di mio figlio non si fa più il cenacolo a casa mia».

Dico: «Allora faccia pace».

«Ma come faccio» mi risponde la signora.

Dico: «Lei continui a fare i cenacoli, vedrà che il Signore le darà l’occasione».

Le strade di Godrano non erano tutte strade asfaltate o lisce. Fatte con l’acciottolato ed in questo caso era una fortuna. La madre dell’uccisore che era pure colpevole perché aveva sollecitato la vendetta, scivolò e cadde davanti la casa di questa signora che voleva rinunciare al cenacolo.

Allora questa corre, la prende in braccio e fanno la pace, nonostante le critiche della gente che disse: «Perché? Non le brucia più il figlio?», quasi che avesse dimenticato il figlio morto.

La madre dell’ucciso era felice. Era testimone della speranza. Dove c’è un pensiero di vendetta deve portare questa parola che libera, che dà gioia, questa gioia che è capace di amare, di perdonare.

A chi chiede giustizia nella nostra società… quante ingiustizie! Ci sono tante persone che subiscono ingiustizie! Talvolta l’ingiustizia subita è quasi irreparabile. Che cosa dire? Certo, è difficile, ma è necessario preservare il messaggio della speranza che passa attraverso il messaggio della croce.[1]

[1]  Relazione “Testimoni della speranza” tenuta al convegno nazionale del Movimento Presenza del Vangelo, Trento 22 e 28 Agosto 1991 e pubblicata sul n. 5/1991 del mensile Presenza del Vangelo (originale conservato in AGP – dattiloscritto, pp. 8, AGP, b. IV, fasc. 13.l)

Importantissima, poi, l’azione di liberazione proposta ai ragazzi del paese: liberi di essere bambini, liberi di poter studiare, liberi di crescere in umanità e contatto con la natura. Cominciò a portarli in casa del fratello Gaetano e della cognata a Selinunte, sul mare. Proponeva loro una settimana di vita in comune a contatto con la natura ed immersi nel gioco e nella convivialità. Il mare, quei bambini, non lo avevano mai visto ed anche la condivisione di spazi e di vita era, per loro, un’esperienza mai fatta.

I ragazzi vivono insieme, si prendono insieme cura della casa, predispongono i turni di servizio e di pulizia. Ogni piccolo gesto diventa il “se ognuno fa qualcosa” che crea la sintonia e la solidarietà, e la crescita, insieme a gioco e preghiera, riflessioni e bagni a mare, tra lo stupore degli stessi genitori.

Parlava di cultura ma, al contempo, usava la stessa lingua dei suoi parrocchiani, per lo più contadini e pastori, e le sue prediche erano allo stesso tempo dotte di citazioni, ma semplici nel registro linguistico con frequentissimi richiami al quotidiano di questa umile gente.

Si interessava soprattutto dei bambini e dei giovani cominciando ad organizzare la catechesi anche con l’utilizzo dei mezzi tecnologici (diapositive, filmini per ragazzi e adolescenti, film per giovani). Mentre altri animatori culturali del paese proponevano i film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Puglisi organizzava cineforum e discussioni con i giovani sui temi dell’esistenza, dell’impegno nel sociale, dei rapporti tra generazioni…

Puglisi cercava un contatto con le famiglie, voleva entrare e condividerne la vita. Andava trovare i lavoratori della forestale e mangiava con loro, gli allevatori, cercava un incontro con i giovani che studiavano a Villafrati o a Mezzojuso, faceva in modo, talvolta, di riportarli con la sua macchina a Godrano alla fine delle lezioni per stabilire, intanto, dialoghi, legami.

Consapevole della difficile situazione, cercò aiuto presso i suoi amici di Crociata del Vangelo e introdusse il loro metodo di preghiera dei cenacoli. Si trattava di vere e proprie assemblee riunite per meditare e riflettere sulla parola di Dio. L’esperienza con il tempo fu così vincente che alla fine si organizzarono “Le settimane del Vangelo e della Pace”.

Puglisi riuscì a mobilitare tutto il paese di Godrano attorno alla parola di Dio. Anche noi della parrocchia di Mezzojuso partecipammo ai cenacoli e fummo colpiti favorevolmente al punto che importammo la formula nella nostra comunità di Mezzojuso…

Assistendo alle omelie di P. Puglisi, ci colpiva la sua profonda conoscenza delle Scritture, la capacità di porgere il messaggio evangelico ai presenti in modo chiaro e comprensibile, ma comunque aderente allo spirito dei brani trattati e adeguato alle capacità ed al livello culturale dei fedeli Mai, però, banalizzò o abbassò il livello dei contenuti: egli aveva la capacità non comune di dare “le perle” agli uomini di buona volontà, senza sconto alcuno e senza discriminazione, non riservando il “vino migliore” solo per le grandi occasioni o solo per alcune personalità.

A proposito di personalità, colpivano di lui le persone di cui si circondava: giovani, ragazzini, pastori, operai, studenti, casalinghe: tutta gente umile.

Particolare interessante in relazione anche al periodo storico in cui ci troviamo rappresenta il rapporto che instaurò con la comunità evangelica del paese. Probabilmente il cammino della vicina comunità dal doppio rito romano e bizantino di Mezzojuso avrà contribuito a sviluppare la sua già spiccata sensibilità al dialogo ecumenico ed interreligioso. O, forse, semplicemente la grande apertura e ricchezza della fede coniugata con i fermenti di rinnovamento e di dialogo che soffiavano dal Concilio spinsero in modo naturale Puglisi a collaborare e ad aiutare la comunità di evangelici presente a Godrano. Tutti, unanimemente, riferiscono del suo zelo pastorale nei confronti di tutti compresi i cristiani appartenenti alle comunità di Dio in Italia, detti comunemente dalle nostre parti “evangelisti”…

Puglisi cominciò con un doposcuola aperto a tutti, compresi gli evangelici, senza distinzione di confessioni religiose. Promosse scambi di liturgie per pregare e lodare insieme l’unico Dio..

Il primo degli incontri promossi in collaborazione con il movimento “Crociata del Vangelo” ebbe come tema “Il perdono”. Ritengo sia molta significativa e emblematica questa scelta per diverse ragioni. Intanto parte della comunità godranese era attraversata da rancori, odi e fratture per gravi contrasti mafiosi. Un’altra parte paesana professava una diversa confessione religiosa. Puglisi, quindi, si dovette misurare con una realtà divisa, spesso indifferente, se non ostile. Lui, che si era formato alla scuola del Concilio, al dialogo con il mondo, con le altre culture e le altre religioni adesso doveva affrontare una situazione in cui figli dello stesso Dio si ignoravano e si guardavano con sospetto e con astio. Come cominciare o ricominciare a dialogare ed a fare scoprire l’autentica vocazione dell’uomo che non è certo incline alla guerra, ma all’amore ed alla fraternità in quanto immagine di un Dio Padre buono, misericordioso e tenero con i suoi figli? Requisito indispensabile perciò è il perdono, ma Puglisi sapeva che questo non significava affatto indifferenza, ma un atto di volontà e di lucidità, e perciò di libertà, che consisteva nell’aprire a chi ti fa del torto la possibilità d’un nuovo rapporto con te in cui il male non avesse l’ultima parola.”.[2]

[2]  Cascio, Lopes, Lanzetta “P.G.Puglisi. Sì, ma verso dove?”, Trapani, Il Pozzo di Giacobbe, 2015

Parlava di povertà e la praticava, parlava di umiltà e la viveva. Era credibile. Era un fratello per tutti. Oggi Godrano custodisce nei suoi abitanti la memoria di quegli anni magnifici, consapevole, però, che sarebbero occorsi ancora alcuni anni per far germogliare i semi di speranza lasciati lì dal quel giovane, coraggioso, prete.