BIOGRAFIA DI 3P

1) Introduzione
Senso del martirio. Beatificazione

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Chi è stato P. Puglisi e cosa può rappresentare oggi? È patrimonio esclusivo dei credenti o la sua vita è un esempio per tutti?

Il 25 maggio del 2013 padre Puglisi è stato riconosciuto dalla Chiesa Universale “Beato”, martire in odium fidei (“in odio alla fede”), testimone fino all’estremo dell’esempio di Cristo che si immola in croce per la redenzione dell’umanità. A partire da questo importante punto di non ritorno anche nella testimonianza cristiana contro la criminalità mafiosa, si può parlare del sacrificio di P. Puglisi come un’indicazione di percorso, una strada possibile da seguire?

Nell’importante cammino teologico di definizione di una pastorale sulla mafia, riteniamo imprescindibile guardare all’operato di P. Puglisi che ha tanto da dire soprattutto in termini pedagogici e di intervento sociale.

La mafia, invero, lo uccide e riafferma così la propria supremazia sul territorio. Brancaccio, infatti, stava diventando il luogo in cui incarnare il regno di Dio grazie alla vita, al sacerdozio, all’esempio, alle parole di p. Puglisi.  La sua Chiesa era diversa e lui stava compiendo un miracolo di liberazione delle persone dalla sudditanza della mafia, semplicemente con la coerenza della sua vita. Ed in questo suscitava un fascino indicibile soprattutto nei giovani.

In questo contesto la parrocchia era diventata una nicchia di legalità mal sopportata dalla mafia.

3P è andato verso le periferie dell’esistenza umana e lì è rimasto fino a quando sono arrivate le minacce. Era consapevole del pericolo che correva, ma era un sacerdote che aveva deciso di essere coerente, fedele servitore del Vangelo e umile testimone di Cristo.

La mafia lo ha ucciso “in odium fidei” perché, attraverso lui, ha odiato il Vangelo. Per questo P. Giuseppe Puglisi, dal 25 maggio 2013, è un Beato della Chiesa Universale.