Campo vocazionale dal tema: “Si, ma verso dove?”
Trascrizione da cassetta audio fonica, AGP, b. VII, fasc. n. 35

“Sì, ma verso dove?”
1
Qual è il senso della vita dell’uomo.

IntroduzioneINTR123Ecco l’uomo: il Cristo

La spiegazione del senso della vita di un uomo la troviamo nei primi due capitoli della Genesi. In questi brani cioè viene spiegato in una forma poetica di 2900 anni fa, erede però non di una tradizione orale. L’uno e l’altro dei due capitoli sono scritti rispettivamente tra il VII e il VIII sec. a.C. e il IX e il X. La tradizione orale risale invece al 1200 Ac e forse addirittura fino al!800, tempo di Abramo, difatti questi brani confrontati con altri brani epici hanno diverse consonanze. Risentono quindi di un certo tipo di linguaggio di quel periodo. Noi comunque dobbiamo andare al di la del linguaggio per comprendere il messaggio che può essere attuale anche per noi. I racconti della creazione sono due.

Il primo inizia così: “In principio, cioè quando ancora non c’era niente, Dio creò il cielo e la terra” che è come il titolo di tutto il brano. All’origine di tutto ciò che esiste quindi ci sta Dio. Nel linguaggio ebraico il cielo e la terra significano tutto l’universo, tutto ciò che di materiale esiste o meglio tutto ciò che esiste. Il termine “creò” nella Bibbia viene usato soltanto avendo come unico soggetto Dio. Pur avendo l’ebraico una grande povertà di vocaboli questo termine viene usato solo per Dio, perché è Dio solo che “crea”, e il creare è fare dal nulla. Mentre noi, in italiano, parliamo di creazione artistica o letteraria, per la Bibbia il creare è solo di Dio per indicare che è un fare che solo Lui può attribuirsi.
E quindi poi quel racconto in sei giorni: “Dio disse sia luce… Disse sia il firmamento… E Dio disse si raccolgano in un solo luogo le acque e appaia l’asciutto… La terra produca germogli…” I primi tre giorni. Poi il quarto giorno: “Siano le luci del firmamento del cielo…” in corrispondenza con il primo; il quinto giorno in corrispondenza con il secondo viene detto: “Nelle acque brulichino esseri viventi e uccelli volino nel cielo…”. Il quarto giorno in corrispondenza al terzo in cui c’erano due opere creative: “…la terra produca esseri viventi secondo la propria specie…” E poi al v. 25 viene detto: “E Dio disse…”.

Vedete in questo racconto ci accorgiamo che è differente come forma dall’altro che segue, oltre a quella forma poetica, secondo questo tipo di poetica, di corrispondenza tra i primi tre giorni e gli altri tre e oltre a quella forma poetica di ripetizione di frase (segno della tradizione orale di cui prima), questa forma tutta tende a dire una cosa: tutto ciò che esiste è come un piedistallo per questo grande monumento che è l’uomo. Quindi l’uomo fatto a immagine di Dio.

C’era presso gli orientali quest’uso non credo molto generalizzato ma abbastanza comune: il padrone di un dato territorio usava collocare delle immagini, statue in pietra o in legno, fino ai confini del suo dominio, per voler dire: “Fin qui ci sono io”. Quindi l’immagina del padrone indicava il dominio, la signoria di quel padrone.
L’uomo fatto a immagine di Dio e subito viene anche detto: “E domini sui pesci…” e ancora dopo “Soggiogate la terra, dominatela…”. Segno del dominio, signoria di Dio. Però non solo ad immagine, ma anche a somiglianza anche perché mentre la statua non può dominare perché non ha coscienza ma è solo un segno che richiama, l’uomo invece sì, può esercitare il suo dominio, perché ha capacità di intendere e di volere, quindi capacità di scelta, a somiglianza di Dio stesso.

Quindi da tutto ciò viene detto che l’uomo è al vertice di tutto il creato, il creato è al suo servizio e Dio lo ha fatto per lui. Non è l’uomo a servizio del creato; nessuno degli elementi del creato può meritare il suo servizio e perciò la sua adorazione, l’uomo non si può e non si deve piegare di fronte agli elementi della natura, deve cercare di fare tutto il possibile per piegare gli elementi della natura al suo servizio, al servizio dell’umanità tutta quanta. Questo logicamente in comunione con Dio. Questo viene qui sottolineato dal fatto che l’uomo è a somiglianza, partecipe quindi di questo dominio di Dio, partecipe di questo potere di Dio e questa partecipazione conviene nel rapporto di comunione fra l’uomo e Dio.
Un’altra cosa che viene detta è: “…maschio e femmina li creò”, perciò l’uomo e la donna totalmente alla pari, con la stessa missione, con stessa dignità, con uguale senso della vita.

Il secondo racconto della creazione inizia con la seconda metà del quarto verso del capitolo: “Quando il Signore…”. Qui si dice che l’uomo viene creato prima che esistesse qualsiasi altra cosa, differentemente dal primo racconto. Prima non c’era niente al mondo: né piante né animali. Dio plasmò il fango, vi soffiò e fece l’uomo. Anche questo logicamente è tutto un modo di dire,e veramente è un’immagine per dire che Dio ebbe come primo pensiero l’uomo, quindi il pensiero primario, l’essere più importante della creazione è l’uomo. Poi Dio piantò un giardino in Eden; crea cioè le piante per l’uomo; e lì pone l’uomo.

L’uomo chiamato a coltivare, a lavorare la terra per dominarla e trarne profitto per la sua vita. Quindi all’uomo viene data anche la coscienza del bene e del male, di ciò che è bene e ciò che è male per lui.
Poi la creazione della donna al v. 18: “Però l’uomo si sente ancora solo e… da una costola dell’uomo”. Chiaramente anche questa è un’immagine per dire che l’uomo e la donna sono della stessa materia, della stessa entità, con la stessa dignità.

Perché dalla Costola? Perché la costola è vicino al cuore ed il cuore, nel linguaggio ebraico, era la sede dell’intelligenza, del pensiero (mentre la sede dei sentimenti erano le viscere; noi lo diciamo ancora in certe espressioni come “amore viscerale”). Quindi dalla costola vicino al cuore, per dire che anche intellettualmente l’uomo e la donna sono alla pari. Al v. 23 vi è la prima composizione in versi di tutta la Bibbia, e forse la più antica. In italiano: “La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta” non rende come in ebraico dove uomo è “ish” e donna è “isha” (unica origine).
Qui viene rilevato un altro fatto: L’uomo pensiero primario, tutto è fatto per lui, l’uomo poi dà nome agli animali. Imporre nome nel linguaggio ebraico significa “definire” e per definire bisogna prima comprendere, comprendere la funzione, comprendere cos’è. Quindi, l’uomo essere intelligente, in grado di capire il senso di ciascuno degli esseri viventi. E poi, l’uomo fatto a vivere in società, con gli altri, in dialogo. Non gli basta l’aiuto degli animali delle piante. È necessario per l’uomo che ci sia qualcuno vicino al suo cuore, qualcuno con cui poter dialogare. L’uomo non può vivere in solitudine, l’uomo ha bisogno di chi possa ascoltarlo e di chi possa parlargli.

Qui c’è una piccola parentesi da fare: è chiaro che in nessuno dei due racconti si vuole descrivere come è avvenuta la creazione, perché la Bibbia non fa scienza, vuole dire invece il senso di tutto questo, come dice Galilei in una lettera alla gran duchessa di Toscana: “La Bibbia non ci vuole insegnare come vadano i cieli, ma come si vada in cielo”. Non vuole insegnare quali siano le leggi della natura, ma quali sono i criteri per interpretare la nostra stessa natura e tutto l’universo per andare a Dio.

L’uomo, segno della presenza di Dio, come padrone dell’universo, capace d’intendere e di volere, capace di distinguere il bene dal male e perciò responsabile di quello che fa, l’uomo che è fatto per vivere in dialogo con gli altri esseri come lui e in dialogo con Dio stesso. Questo nell’A.T.

Nel NT una delle cose più importanti è proprio, invece, l’insegnamento, inserito in tutto questo, dell’amore: l’uomo fatto per amare ed è perché nel NT si è capito ancora meglio che Dio ha quel progetto sull’uomo This triggers “Signore, tu mi scruti e mi conosci”, perché lo ama e perché Lui stesso è amore e Dio è amore fin dall’eternità, da sempre.

Dio è uno in tre persone e per questo Dio è amore da sempre. Un Dio che fosse una sola persona, quando non esisteva il mondo chi amava? Avrebbe amato solo sé stesso; mentre Gesù ci rivela che Dio è Padre, Figlio e Spirito e questo amore quindi circola tra le persone ed è un amore unificante, un amore così intenso, così grande, che tre persone sono un solo Dio pur restando tre persone nella propria individualità, nella propria distinzione. Sono un’unica natura, un solo Dio. È un mistero questo.

E qui bisognerebbe ricordare il racconto della visione di S. Agostino, già vescovo di Ippona che un giorno, mentre passeggiava su una spiaggia volendo approfondire questo mistero di una sola natura in tre persone, vide un fanciullino che avendo fatto la buca nella sabbia trasportava con una conchiglia l’acqua del mare nella buca. Si distrasse dai suoi pensieri e disse: “Ma cosa sta facendo? – Voglio mettere tutta l’acqua del mare qui dentro, nel la buca.” E S. Agostino: “E come è possibile, non ti basterà il tempo. E poi con quella conchiglia come puoi mettere tutta l’acqua del mare là dentro? – E tu come puoi mettere tutto Dio nella tua mente?”
Cioè dobbiamo confessare il nostro limite, noi abbiamo grandi capacità, però abbiamo anche dei limiti. È chiaro l’immensità non è per noi, noi abbiamo un confine. Ecco, però il fatto steso che Gesù Cristo ci abbia rivelato, direi, la vita intima di Dio, questo è molto importante; possiamo comprendere meglio chi è Lui e chi siamo noi anche.

Dio ci ha fatti secondo la sua stessa natura. Lui che è amore, ci ha fatti per essere segno della sua presenza di Amore. Nell’AT viene rilevato il discorso Dio-dominatore, Dio-padrone, padrona delle cose; ma era anche perché tante volte l’uomo si metteva a servizio delle cose, adorava le piante, gli animali. Ricordate le varie forme di religione in Egitto, in Asia Minore ecc.

 

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