Introduzione al campo vocazionale dal tema

“Si, ma verso dove?”

trascrizione da cassetta audio fonica, AGP, b.VII, fasc. 34

INTR 1 2 3 Il senso della vita

Siamo perciò in ricerca, tuffandoci nel profondo. Ma qual è la nostra ricerca? Il titolo del campo dice “che senso dai alla tua vita?”

Che senso ha la vita? È un interrogativo che tutti ci siamo posti e ci poniamo; ma abbiamo una risposta? È per questo che dobbiamo cercare: per trovare un senso alla vita. Ma dove cercarlo?

Proviamo attorno a noi: che senso danno alla vita tutte le componenti della società nella quale viviamo? Per esempio, attraverso i mezzi di comunicazione sociale, quali valori vengono presentati, soprattutto, come valori fondamentali per dare senso alla vita? Esaminiamo la pubblicità innanzitutto: il fenomeno che è reso manifesto è il consumismo e i valori presentati, perciò, “ricchezza” per potere consumare, “avere” per procurarsi i veri confort e tutto ciò che la tecnica va inventando e che noi, per ritenerci felici, reputiamo indispensabili.

Ma oltre a mettere in evidenza l'”avere”, la pubblicità mette in evidenza l'”apparire”: bisogna avere una certa immagine, logicamente giovanile. Ma al di là della pubblicità che, alla fin fine vuole solo collocare dei prodotti e per questo crea la necessità e il non soddisfarla, di conseguenza, crea l’ansia; a prescindere da questo, esaminiamo le opinioni: l’uomo per che cosa vale?

Ecco l’uomo vale se sa “arrangiarsi”, se sa anche a gomitate entrare negli organismi del potere, scartando gli altri: è uno che “ci sa fare”: L’uomo inoltre viene valorizzato per il successo che ha, se sa attrarre gli altri, se sa parlare. Ci accorgiamo però, che proprio queste persone che hanno moltissimo, che hanno ricchezza, che hanno successo, sono i più vuoti, quelli più preoccupati, quelli che hanno meno serenità e spesso, proprio tra di loro, sono frequenti i suicidi. Diverse volte è risultato nelle statistiche che proprio nei paesi più ricchi, è più alto il numero di morti suicide, proprio là dove c’è più benessere. Ma forse è sbagliato dire bene-essere, sarebbe meglio dire bene-avere, perché anche se si ha di più, non si è migliori.

È questo il problema della società di oggi: la nevrosi. Anche la psicanalisi, la psichiatria e la neurologia sono scienze moderne, ciò non significa che non ve ne fosse bisogno anche prima; ma oggi ancora di più, perché questo tipo di società “produce” nevrosi e non aiuta a raggiungere serenità, tranquillità interiore, non aiuta a farci aprire verso quei valori che possono dare vita alla persona.

Capita certe volte, che secondo l’ambiente in cui ci troviamo, parliamo ed agiamo di conseguenza. È logico avere una certa flessibilità per le situazioni che dobbiamo affrontare, ma è anche vero che bisognerebbe mantenere una certa coerenza con i valori. Spesso ci accorgiamo di essere non coordinati nel nostro agire, come se fossimo diverse persone insieme: a scuola con un look (look anche come comportamento), in famiglia un altro agire con valori diversi e se consideriamo, per esempio, un ambiente religioso, la stessa cosa.

O l’ambiente nel quale ci troviamo ci condiziona o siamo noi a diventare come dei camaleonti, che cambiamo di colore secondo l’ambiente. Allora non siamo noi stessi, chi siamo?

Ecco, non si sono volute qua dare delle soluzioni, forse si è voluto mettere un po’ di confusione; bisognerà adesso, far luce su questi interrogativi di fronte ad una società che non ci presenta dei modelli di comportamento vitali. Ci sono molti modi di pensare. Noi abbiamo parlato soprattutto del progetto consumistico, che è quello nel quale noi viviamo; si pensi, però ai paesi dell’est che adesso si stanno aprendo alla “bontà” del nostro modello di comportamento occidentale.

In oriente, il discorso è un po’ diverso: è comunitario; ma comunque sempre quello: possedere. Come se l’uomo fosse fatto ad una sola dimensione, fatto di materia, che ha dei bisogni da soddisfare e nulla più. Ci può essere questo di più giusto che, in occidente, ognuno pensa a se stesso, mentre in oriente, almeno, l’organizzazione politica pensa al discorso del collettivo, però in oriente proprio, viene detto più radicalmente che l’uomo ha solo bisogni materiali e lo spirituale o anche l’intellettuale sono delle sovrastrutture, oppio per addormentarsi, mentre i bisogni reali sono altro.

Perciò, la figura più diffusa di uomo è quella costituita esclusivamente dai bisogni materiali; qualcuno è, anzi, arrivato a dire che non ha senso la vita. Viviamo, ma perché? La vita è una parentesi tra la nascita e la morte. È un andare verso la morte ha detto qualcuno. È una vita perciò fatta di sofferenze, pechè quali sono le gioie, quali le soddisfazioni, in questa idea consumistica del mondo? Non si arriva mai ad avere una soddisfazione piena, ci si annoia, anche se tutti i bisogni fisici sono soddisfatti. Se lo scopo è questo, la vita non ha senso, non avremo mai la vera gioia.

 

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