Col tuo Sorriso

INNO AL BEATO PADRE PINO PUGLISI

Testo: don Giuseppe Bruno
Musica: Daniele Bruno

Registrato presso BMS – Ficarazzi
Tecnico audio: Giuseppe Bongiovanni

Voci corali:
Sebastiano Corso, Rosario Oliveri, Serena Scianna

Voci soliste:
Ornella Brancatello, Marika Cusimano, Gaetano Palazzotto
Elisabetta Scianna, Remo Stadarelli

Presentazione del Testo Inno con accordi Parti orchestrali

La nostra unica arte è la fede e Cristo è il nostro canto

Con questa affermazione di San Paolino di Nola si coglie il senso di questo Inno al Beato Pino Puglisi; il legame tra fede, musi­ca e preghiera è davvero molto stretto. Nel canto noi proclamiamo la Parola fatta carne, an­che attraverso la vita dei Santi. Cantare, perciò, la vita dei Santi e dei Martiri non può dun­que che significare cantare le lodi di Dio, del Suo amore, di ciò che ha compiuto per mezzo di loro e di ciò che continua a ricordarci con rinnovato vigore attraverso di loro. Ecco il significa­to di ogni strofa che si apre con “cantiamo a te”; Tale espressione ha un duplice valore: rac­chiude il senso comunitario, dato dal plurale, della Chiesa riunita per celebrare, lodare e pre­gare il suo Dio, ma inevitabilmente riconduce alla gioia del cantare, sentimento che tale comunità vive nello specifico, non solo nel momento della Beatificazione di P. Pino, ma ogni qual volta essa lo ricorderà per trarne esempio di vita cristiana. L’Opera presenta alcune par­ticolarità che meritano in questa sede una opportuna specificazione al fine di rendere il testo pregno di quel significato con il quale è stato pensato.

L’inno è composto da sei strofe ciascuna illustrante un tema specifico della vita di don Pino, i sei temi sono – ad eccezione della prima strofa, di carattere introduttivo che esalta il marti­rio – disposti in ordine cronologico;

Essi sono: la vocazione, il sacerdozio, il rapporto con i giovani, l’assassinio, il messaggio lasciato alla città di Palermo e alla Mafia. Ciascuna strofa è strutturata in quattro versi organizzati semanticamente in maniera analoga, come di segui­to specificato.
Nel primo verso di ciascuna strofa viene attribuito a don Pino un appellativo significativo e caratterizzante della sua vita e del suo ministero, questo per poter comunicare in modo chiaro e semplice il vissuto di 3P, introducendo nello specifico il tema trattato da ogni singola strofa.
Il secondo e il terzo verso, invece, ne specificano le virtù eroiche, appro­fondendo quanto da lui compiuto negli anni di sacerdozio; infine il quarto verso ha sempre un riferimento evangelico legato alla vita del Beato Pino, al suo operato e al tema trattato dalla strofa, non dimenticando così che il compito di ciascun cristiano è quello di essere ri­flesso della luce di Cristo, riflesso della Sua Santità.

Altro elemento degno di essere sottolineato è che all’interno delle sei strofe sono state inse­rite tutte le virtù teologali (cfr. 1 Corinzi 13, 13), quelle virtù che riguardano Dio, rendendo l’uomo capace di vivere in relazione con la Trinità e fondando ed animando l’agire morale cri­stiano, vivificando le virtù cardinali, le quali sono state anch’esse inserite nell’Opera qui pre­sentata. Nella dottrina della Chiesa cattolica le virtù teologali sono infuse nell’uomo dalla grazia divina, mentre le virtù cardinali sono ottenute e mantenute con sforzo umano. Questo valorizza ancora maggiormente la chiamata di Dio fatta a don Pino (cfr. 1Sam 3, 1-21), ma esalta il continuo esercizio da lui praticato nel servirlo con fedeltà e dedizione.

Altro breve cenno va concesso alla formulazione del ritornello dell’Inno. Per quanto sia stata valorizzata la solennità dell’Opera anche attraverso una musicalità un po’ più articolata nelle strofe, a motivo della natura stessa – innoidale – del brano, nel ritornello, abbiamo sentito forte il monito fatto da Paolo VI, che qui riportiamo: “se il popolo di Dio non canta perde la fede; se perde la fede, lascia la Chiesa“.

La semplicità del testo, il coinvolgimento emotivo che ne deriva, lo stretto legame tra testo e musica che ne esalta i passaggi testuali, rendono l’Inno altamente prestabile ad esecuzioni di grande assemblee, le quali possono inserirsi an­che dopo un solo ascolto. La solennità dell’Opera è stata comunque preservata, senza grava­re a discapito della tanta partecipazione assembleare invocata nei documenti del Post-Conci­lio Vaticano II, grazie a un attento e premuroso lavoro di armonizzazione vocale e arrangia­mento orchestrale curato dal dott. Giuseppe Sanfratello.

Riteniamo, modestamente, che questo sia un elemento necessario per qualsiasi inno che vo­glia essere funzionale e non semplicemente essere ascoltato. Il canto ha la grande forza di far sì che si crei uno stretto legame tra chi canta e ciò di cui si canta: più la musica sarà coin­volgente e condivisa, molto più probabilmente resteranno impresse le parole cantate, con il messaggio che esse portano dietro. Mentre si ricorda, infine, che il canto e la musica posso­no essere un efficace strumento di conversione, non va altresì sottaciuto il valore comunica­tivo di un’assemblea che crede e che prega cantando. A questo noi auspichiamo!

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