La lezione di don Puglisi: ascolto, comunità, felicità – Convegno IRC a Palermo

A Palermo dall’8 al 10 aprile il
Convegno Nazionale degli Uffici Diocesani di Pastorale della Scuola
e degli insegnanti di religione cattolica
“Non c’era neanche la scuola media”

La lezione di don Puglisi: ascolto, comunità, felicità

di Alessandra Turrisi
da Avvenire 11 aprile 2019 – per gentile concessione dell’autore

Ernesto Diaco

I sogni e i desideri cambiano il mondo” è il messaggio di un murale col grande volto del beato padre Pino Puglisi all’ingresso della scuola per cui lottò in vita, fino a essere ucciso dalla mafia “terrorizzata” dal potere trasformante della cultura e del Vangelo. «I sogni e i desideri hanno molto a che fare con l’educazione. Non possiamo che trarre grande speranza dall’esperienza maturata qui» sintetizza Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei, assieme al responsabile del Servizio nazionale per l’Insegnamento della religione cattolica, don Daniele Saottini, al termine dei tre giorni trascorsi a Palermo sulle orme della spiritualità e della pedagogia del sacerdote martire, assassinato il 15 settembre 1993.

Oltre duecento direttori diocesani e regionali degli Uffici per la pastorale della scuola e dell’Insegnamento per la religione cattolica si sono riuniti in città, per confrontarsi sulla responsabilità educativa nel cambiamento d’epoca, ispirandosi proprio a una frase di padre Puglisi: «Non c’era neanche la scuola media».

Il convegno nazionale, voluto dalla Cei, ha preso avvio al centro congressi del San Paolo Palace, a poche centinaia di metri dal luogo dell’omicidio di don Puglisi e confiscato all’imprenditore Giovanni Ienna, prestanome dei fratelli Graviano, i boss di Brancaccio che decisero l’eliminazione del sacerdote.

Francesco Deliziosi

A tracciare il profilo di educatore e insegnante di don Pino è il giornalista Francesco Deliziosi, allievo e amico del sacerdote, ma anche autore di una serie di volumi sul parroco di Brancaccio proclamato martire dalla Chiesa.

I docenti provenienti da tutta Italia restano affascinati da quel sacerdote allegro e ironico, capace di affrontare la morte con un sorriso.

«Padre Puglisi aveva un metodo educativo molto preciso e originale, che si può dividere in tre fasi: ascolto, vita comunitaria, ricerca della felicità» descrive con attenzione Deliziosi. «La Chiesa di don Pino è sempre stata un ospedale da campo» dice citando un’espressione cara a papa Francesco.

Testimonianza preziosa a giudicare dall’analisi che Dario Nicoli, docente di sociologia all’Università Cattolica, offre per descrivere «il tempo inedito quello che stiamo vivendo», dove sembra che «non ci sia nessun ambito della vita che possa essere positivo e grava sulla gioventù una cupezza che rende pesante il cammino verso il futuro».

Ma non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo di educare i giovani al futuro. Un tema sviscerato ieri nella scuola media di Brancaccio, inaugurata nel 2000 dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e oggi occasione di «promozione umana e sociale, perché bisogna dare a questi ragazzi gli strumenti culturali per capire e crescere. Il trucco è stato un’alleanza con i genitori del quartiere» sottolinea Domenico Buccheri, docente dell’istituto Puglisi.

Presenti i responsabili diocesani della pastorale scolastica, Alfio Briguglia, e dell’Irc, don Antonino Zito, il parroco di Brancaccio, don Maurizio Francoforte, il preside della Puglisi, Andrea Tommaselli. Padre Vitangelo Denora, sacerdote gesuita e presidente della Fidae Sicilia, e Carina Rossa, della Fondazione pontificia “Scholas Occurrentes”, raccontano esperienze di educazione a partire dalle periferie.

«Pensare al futuro significa pensare a processi lunghi». «Don Puglisi – afferma don Daniele Saottini – è stato un testimone audace. Qui ci hanno ricordato come deve essere il modo di affrontare il nostro lavoro, abbiamo colto la passione delle persone anche davanti alle situazioni difficili. E poi ci vuole coraggio per rimanere fedeli, davanti alle sfide che ci vengono dai giovani».