P. Puglisi e la gioia di gridare
«Abbà, Padre»

di Maria Lo Presti

Mentre ci avviciniamo alla celebrazione del venticinquesimo del martirio di p. Puglisi (15 settembre 2018), vogliamo mettere in evidenza l’amore per la Parola di Dio, che sapeva trasmettere. Lo faremo partendo dall’itinerario da lui proposto ai giovani per gli incontri di preghiera dell’anno 1986-87, centrato sul Padre nostro. Ognuno dei sei incontri mensili (da novembre ad aprile) era centrato su una parola o invocazione della prima parte del Padre nostro (Padre; Nostro; Che sei nei cieli; Sia santificato il Tuo Nome; Venga il Tuo Regno; Sia fatta la Tua Volontà); nella giornata conclusiva a maggio si è accolto l’invito-invio per la testimonianza: «Eccomi, manda me».

Gli incontri erano preparati da una équipe, ma p. Puglisi ha guidato quegli incontri, e qualcosa sarà tratto anche da appunti presi in quel contesto. Inoltre, in riferimento al Padre nostro, va ricordato il commento realizzato da p. Puglisi con Lia Cerrito, mettendo a confronto la mentalità dei figli di Dio con quella dei mafiosi, per guardare ‘a chi’ ci si rivolge considerandolo ‘padre’.

Qui considereremo soprattutto i testi scelti e proposti ai giovani durante quel percorso, perché per comprendere sul serio la persona di p. Puglisi, le sue scelte, la sua determinazione, bisogna ricordare che al centro vi è il suo amore a Cristo, l’ascolto della sacra Scrittura – luogo d’incontro con Lui – e la vita sacramentale. Introducendo al percorso della mostra vocazionale Sì, ma verso dove?, davanti all’immagine di un viandante con un piccolo fagotto sulle spalle, p. Puglisi invitava a prendere con sé l’essenziale: la Parola di Dio, che è luce per il cammino.

Traiamo ora degli spunti dall’itinerario di preghiera alla scoperta del Padre, e dell’essere figli amati.

La struttura del momento di preghiera prevedeva un attento ascolto della Parola, cui seguiva una traccia per la preghiera in cui la parola diveniva invocazione, mentre alla Parola ascoltata si accostava altra Parola: immediata formazione alla preghiera che scaturisce dall’ascolto. Un tempo era dato, quindi, alla preghiera silenziosa in cui si continuava a rimanere sulla parola ascoltata. Nei libretti che venivano distribuiti vi erano poi delle pagine bianche: per la preghiera personale che scaturiva in quei momenti. Ed ancora, venivano suggeriti dei testi con i quali meditare ancora, in seguito, sugli stessi temi.

Tutto il percorso ruota attorno alla scoperta, sorpresa, dell’amore del Padre. Dalla traccia per la riflessione e la preghiera personale del 13 novembre 1986: «Ti benedico, Padre, perché nel tuo amore ci riveli chi sei Tu, nel Tuo mistero, e chi siamo noi, nella nostra realtà. […] Lascia, Padre, che mi fermi a contemplarti, per poter gustare la bellezza del Tuo volto, per far riflettere in me la tua immagine di Padre. […] “Quale grande amore ci ha dato il Padre! Egli ci ha chiamati ad essere suoi figli. E  noi lo siamo davvero!”. […] Tu mi chiami a vivere da figlio Tuo, ad essere là dove mi mandi, là dove mi vuoi segno della Tua presenza, del Tuo Amore, della Tua Paternità. […] “Abbà – papà mio”, aiutami a comprendere la mia vita personale verso l’Amore, a capire qual è la mia missione particolare nel Regno, ad accogliere con disponibilità e gratitudine i tuoi doni, a rispondere con generosità alla tua chiamata, perché dia il mio contributo alla costruzione del Tuo Regno e mi avvii così “allo stato di uomo adulto, nella misura che conviene alla piena maturità del Figlio”».

I testi scelti, per arrivare a questa riflessione-invocazione-preghiera sono Osea 11,1-9, il Salmo 89, Galati 4,4-7 e Giovanni 3,1-16. Dio che, da sempre è invocato come Padre, che richiama dall’Egitto suo figlio, esprime tutta la sua tenerezza portando alla guancia il suo piccolo e si commuove per lui. Di ciò è fatto dono speciale rinascendo dall’acqua e dallo Spirito, per cui lo Spirito stesso grida in noi “Abbà, Padre”. Le parole dei testi biblici ascoltati risuonano nella traccia per la riflessione e, con altre parole della Scrittura, manifestano un rapporto familiare, tenero, con il Padre che è Luce, Amore, Futuro.

La tappa successiva è la scoperta di essere comunità di figli (11 dicembre 1986): è il Padre ‘nostro’. Il percorso biblico parte da Ester, che non può pensare di salvarsi da sola: è parte di una comunità (cf. Est 4,8-16). Ed allora le relazioni devono cambiare; la sapienza che viene dall’alto è mite e porta buoni frutti (cf. Gc 3,13-4,6). Novità dei figli è essere misericordiosi come il Padre (cf. Lc 6,27-38): ci si presenta al Padre circondati da una moltitudine di uomini, tutti fratelli, ciascuno con un dono per l’utilità di tutti.

Nell’incontro dell’8 gennaio 1987, sull’espressione “che sei nei cieli”, ci si prepara ad essere profeti di speranza. Ascoltando Genesi 28,10-15 (la scala di Giacobbe) e Romani 4,18-22; 5,1-5 lo sguardo si eleva a Colui da cui riceviamo vita: cittadini del cielo, chiamati ad una intensa vita interiore, in attesa dei doni preparati per noi (cf. Gv 14,1-8).

Il 12 febbraio 1987 su “sia santificato il tuo nome” il percorso tocca Isaia 6,1-5, Efesini 1,3-14 e Giovanni 17,1-8.20-21. Gesù che prega è modello della lode al Padre. Lode è accogliere l’amore del Padre ed essere trasparenza della comunione col Padre in Cristo; lode è la comunione con i fratelli.

L’invocazione “venga il Tuo Regno” (12 marzo 1987) conduce a conoscere i propri talenti, riconoscerli come doni, per comporre, insieme al Padre, il proprio progetto futuro. In Isaia 49,1-7 si legge della chiamata, a cui risponde il Salmo 138: «tu mi scruti e mi conosci». In 1 Tessalonicesi 1,2-7 si guarda alla operosità ed alla diffusione del vangelo, che scaturiscono dall’accoglienza della Parola con la gioia dello Spirito.

Con i sentimenti di Cristo (cf. Fil 2,5-11) si esprime la richiesta “sia fatta la tua volontà” (9 aprile 1987). Cristo obbediente è il modello (cf. Mt 26,36-46): la passione di Gesù narra la sua passione per l’uomo, ma dice anche cosa significa vivere da figli. Per i figli la vita è risposta al Padre nell’amore; è scegliere di fare la volontà del Padre, amare ciò che Lui ama, nell’abbandono fiducioso nelle mani del Padre. E ciascuno concorre con i suoi doni al bene di tutti (cf. 1 Cor 12,4-11).

La conclusione di questo percorso ha avuto il suo sbocco in una mattina di preghiera (10 maggio 1987) accogliendo il mandato del Padre, sull’esempio di Cristo Gesù: Eccomi, manda me!

Al di là degli ultimi eventi della vita di p. Puglisi, si comprendono la sua persona e la testimonianza del martirio se si leggono all’interno di quella ricerca della conformazione a Cristo. È l’esperienza del discepolo, e di colui che vive la vita di figlio nel Figlio.

Inoltre, le tracce preparate per gli incontri di preghiera con i giovani testimoniano l’attenzione alla Parola, la cura nella scelta dei testi, la familiarità con la Parola di Dio: p. Puglisi aveva sempre con sé la Bibbia. P. Puglisi guidava, formava, all’ascolto, meditazione, preghiera a partire dalla Parola, in maniera immediata ed esperienziale.

A volte ci si interroga sulle ‘scuole di preghiera’, e tante sono le esperienze che esistono, e così anche di lectio che seguono vari modelli. Dono di quegli incontri con i giovani è la preghiera che matura nel cuore di ciascuno, pregando insieme, guidati da una persona che trasmette la sua esperienza di preghiera che sgorga dall’ascolto amorevole della Parola.

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